ROSSO RIBES (red currant)

“La storia di Francesca è caratterizzata da dolore e solitudine. La solitudine che si può sentire quando si deve convivere con la malattia di una persona cara. Ma è possibile uscire dal dolore, tornare a sperare in una vita migliore, grazie ad una carezza.”

“The story of Francesca is marked by pain and loneliness. The loneliness that you can felt when you should live together with the sickness of a beloved person. But it is possible to come out from sorrow, back hoping in a better life, thanks to a caress.” 

LA MONTAGNA CHE MANGIA GLI UOMINI (the mountain that eats men)

Ritratti non posati scattati all’interno del Cerro Rico nella miniera Conti a Potosì, in Bolivia. Almeno 8 milioni di indigeni e schiavi africani sono morti nei 300 anni di sfruttamento della montagna dalla quale veniva estratto principalmente argento. Ora l’argento è divenuto leggenda, ma oltre 200 cooperative di minatori scavano ancora nelle viscere di quella montagna in cerca principalmente di minerali preziosi che servono per la costruzione di telefonini e attrezzature tecnologiche. I minatori venerano El Tio, il Dio (nella lingua quechua non esisteva la D) del profondo della montagna, che protegge loro dagli incidenti e fa trovare i minerali. È rappresentato sotto forma di demone con un grosso fallo, simbolo di fertilità, al quale vengono offerti in dono foglie di coca, sigarette e alcool. E’ stato introdotto dagli spagnoli nel 1545 dc, al quale serviva un pretesto per controllare i minatori. Le mogli dei lavoratori non possono entrare nella miniera, si dice per non far ingelosire la Pachamama, la madre terra, moglie del Tio. Il cielo è troppo lontano e non esistono stelle da poter contemplare nei momenti di sconforto. L’unico pensiero è quello di riuscire a racimolare un pò di denaro per poter sfamare i propri famigliari e magari per il proprio operato meritare una promozione, e questo significa vivere più a lungo. Fare il minatore vuol dire morire giovane, spesso a causa della silicosi. Fare il minatore, però, è motivo di orgoglio, un orgoglio che crea un legame fortissimo con i propri compagni e nello stesso tempo ti rende prigioniero.

Not posed portraits shot inside Cerro Rico in the Conti mine in Potosí, Bolivia. At least 8 million indigenous and African slaves died in the 300-year exploitation of the mountain from which silver was extracted. Now silver has become a legend, but more than 200 mining cooperatives still dig into the guts of that mountain, mostly looking for precious minerals that serve the construction of mobile phones and technology equipment. The miners worship El Tio, the God of the depths of the mountain, which protects them from accidents and help finding minerals. It is represented in the form of a demon with a big foul, a symbol of fertility, which is offered as a gift of coca leaves, cigarettes and alcohol. It was introduced by the spanish in 1545 AD, which served an excuse to control the miners. The wives of workers can not enter the mine, it is said to not annoy Pachamama, the mother earth, Tio’s wife. The sky is too far away and there are no stars that can be contemplated in times of discomfort. The only thought is to be able to get some money to feed their family and maybe for a job to deserve a promotion, and that means living for longer. Making the miner means dying young, often because of silicosis. To do the miner, however, is a cause of pride, a pride that creates a strong bond with your mates and at the same time makes you a prisoner.

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